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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Lunedì 22 settembre alle ore 17.00 presso il Centro Siena-Toronto di Siena Michael Ondaatje leggerà "The English patient" (McClelland&Stuart, 1992) e "Divisadero" (Random House, 2007).
L'evento è realizzato con il sostegno del Governo del Canada e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e con la collaborazione di Casa Editrice Garzanti, Comune di Siena e Comitato di Siena della Società Dante Alighieri.

per maggiori informazioni visitare il seguente sito www.sienatoronto.unisi.it oppure contattare il Centro al seguente numero telefonico: 0577 232457
L'evento è realizzato con il sostegno del Governo del Canada e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e con la collaborazione di Casa Editrice Garzanti, Comune di Siena e Comitato di Siena della Società Dante Alighieri.

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Leggere e ascoltare: qualche consiglio
Di Admin (del 03/09/2008 @ 14:39:14, in Approfondimenti, linkato 236 volte)
Uno dei compagni di viaggio inseparabili dei nostri studenti, forse il più prezioso secondo loro, è il dizionario.
Che sia il vecchio vocabolario cartaceo o il modernissimo dizionario elettronico, non c’è attività che si possa svolgere senza la sua costante presenza. Se si chiede agli studenti di cambiare partner per svolgere qualche attività a coppie e quindi di spostarsi all’interno della classe, la prima cosa che ognuno di loro fa è prendere il dizionario.
Ebbene, forse dovremmo cominciare a non considerarlo più tanto prezioso e fare invece affidamento sulle nostre capacità in materia di comprensione. Infatti sia la lettura che l’ascolto rimandano a un’unica abilità: la comprensione.
Comprendere un brano o un dialogo non significa capire tutte le parole, ma coglierne il senso generale. Una singola parola non compresa non toglie nulla al significato globale del testo e quindi ad una buona comprensione e questo, tuttavia, molto spesso costituisce per gli studenti un motivo di frustrazione e di blocco.
Allora vi diamo qualche consiglio per cercare di scoprire il significato delle parole sconosciute.
Intanto molte informazioni ci vengono fornite da tutto quello che c’è a corredo del testo, come fotografie, immagini, titolo o, nel caso dell’ascolto, rumori di sottofondo e tono della voce.
Capire il contesto attraverso questi elementi già indirizza verso una più facile previsione di quello che può essere detto o scritto. Molto spesso poi le parole nuove possono essere comprese attraverso un’analisi della frase che le contiene. E’ poi possibile che assomiglino a parole già conosciute (voglia sostantivo – voglio forma verbale) o a parole della lingua dello studente o di altre lingue da lui già studiate (to prefer – preferire).
Un consiglio per gli studenti è quello di sviluppare queste strategie di comprensione, per staccarsi piano piano dal dizionario. Agli insegnanti suggerirei invece di creare delle attività sotto forma di sfida a squadre per la comprensione delle parole nuove. In questo caso il dizionario servirebbe solo in fase di verifica, quando gli studenti si accerteranno dell’esattezza o meno delle loro ipotesi.
Molto spesso riceviamo presso la nostra scuola studenti che conoscono già la nostra lingua perché l’hanno studiata nel loro paese e decidono di frequentare un corso in Italia con il solo intento di perfezionarla. Ebbene, il loro italiano spesso si presenta poco “reale” e piuttosto “artificioso”, con tratti tipici dell’italiano aulico e molto formale.
Sarà compito dell’insegnante cercare di fornire quelle indicazioni utili per “correggere” queste deviazioni dall’italiano realmente usato oggi in Italia.
Partendo dal presupposto che un corso di lingua debba includere l’analisi delle varietà dell’italiano e non presentare un solo modello di lingua, particolare importanza dovrà essere data all’italiano neo-standard (Berruto 1987) o dell’uso medio (Sabatini 1985).
Vediamone i tratti principali:
A livello fonologico si assiste alla neutralizzazione dell’opposizione tra o chiusa e o aperta e tra e chiusa ed e aperta.
A livello morfosintattico è sempre più frequente la sostituzione di egli, ella, essi con lui, lei, loro; l’uso del pronome indiretto gli come unica forma, maschile, femminile e plurale; l’uso del c’è presentativo (c’è una canzone che vorrei farti ascoltare); l’uso del che polivalente (La sera che ti ho incontrato); la sostituzione di che cosa con cosa al nord e che al sud; la riduzione del sistema delle congiunzioni (anche se al posto di sebbene, malgrado, nonostante).
Per quanto riguarda i verbi, si assiste a un aumento dell’uso dell’imperfetto come forma di cortesia (Volevo un’informazione) e nel periodo ipotetico del’irrealtà, alla sostituzione del passato remoto e del futuro anteriore con il passato prossimo, alla sostituzione del futuro con il presente ( l’anno prossimo vado in Olanda), a una riduzione dell’uso del congiuntivo nelle interrogative indirette, nelle relative restrittive e con i verbi di opinione; a un aumento dell’uso di stare+gerundio.
A livello lessicale è evidente l’uso di forestierismi senza adattamento al plurale, (i computer).
Logicamente questi sono solo alcuni dei tratti dell’italiano realmente parlato oggi in Italia, e attraverso l’uso di materiale autentico e i consigli dell’insegnante, è auspicabile che ogni studente ne acquisisca l’uso in maniera spontanea.
Uso del congiuntivo: le frasi autonome
Di Admin (del 03/09/2008 @ 14:38:18, in Approfondimenti, linkato 731 volte)
Questo mese voglio parlarvi del congiuntivo, ossia di quel modo verbale che esprime soggettività e che serve per indicare opinioni, dubbi, incertezze, desideri, volontà, paure, timori e sentimenti. Sappiamo che questo modo verbale viene usato soprattutto in frasi che dipendono da altre frasi: Credo che Marco non dica la verità.
Tuttavia possiamo riscontrare l’uso del congiuntivo anche in frasi autonome, cioè in frasi che non dipendono da altre frasi. Ecco, voglio richiamare la vostra attenzione proprio su quest’ultimo utilizzo.
Il congiuntivo in frasi autonome può:
* esprimere un dubbio relativo al presente o al passato (introdotto dalla parola che)
Che sia troppo tardi?
Che abbiano cambiato gestione?
*
esprimere un desiderio (con l’imperfetto o il trapassato)
Magari vincessi alla lotteria!
Ah se vincessi alla lotteria!
Almeno avessi un buon lavoro!
Magari fossi nato ricco!
*
esprimere un’esclamazione relativa al presente o al passato (introdotta dalla parola che)
Che in una città come questa non ci sia un cinema!
Che non sia riuscito a laurearti!
*
esprimere un’esortazione
Che qualcuno chiuda la porta.
Una delle iniziative più originali della nostra scuola è l’allestimento - con cadenza mensile - di uno spettacolo teatrale ideato e realizzato dagli studenti più “temerari” sotto la preziosa e discreta guida di Eduardo Cocciardo, un nostro insegnante di Napoli con un curriculum ricco di esperienze teatrali in veste di attore, autore e regista.
Lo spettacolo, organizzato solitamente in occasione della festa di fine mese, è stato per ben due volte rappresentato in un vero teatro a Siena, con tanto di inviti e party finale.
Ma qual è la valenza didattica di un’iniziativa di questo genere?
Innanzitutto sono gli studenti a partorire l’idea e a buttare giù il copione. Questa prima fase richiede una forte collaborazione tra gli aspiranti attori e uno scambio linguistico intenso, spesso a carattere argomentativo, per la distribuzione dei ruoli e la stesura del testo. Di solito le caratterizzazioni scelte mirano alla rappresentazione di aspetti tipicamente italiani e ciò contribuisce in maniera molto più efficace di qualsiasi altra attività svolta in classe al perseguimento di quella meta educativa rappresentata dalla acculturazione (conoscenza da parte di uno straniero dei modelli culturali necessari alla socializzazione nel paese ospitante), che dovrebbe rientrare in ogni progetto d’insegnamento di una lingua straniera.
Oltre a seguire in maniera discreta la nascita e lo sviluppo della storia, Eduardo cura con dovizia di particolari tutti quegli aspetti della comunicazione extralinguistica che tanto caratterizzano gli scambi linguistici tra italiani, quali la gestualità, la mimica, l’utilizzo dello spazio e così via.
La messa in scena finale dello spettacolo rappresenta il momento topico di tutto questo processo. Gli attori riescono a vincere ogni forma di timidezza e si lasciano andare completamente, recitando in italiano, imparando l’italiano pur dimenticando di farlo. E quale modo più efficace ci può essere?
Alla fine gli studenti sono così gratificati dall’entusiasmo del pubblico che spesso decidono di continuare l’esperienza anche nel loro paese, com’è successo a un nostro carissimo studente svedese che ha deciso di iscriversi a una scuola di teatro una volta tornato in Svezia.

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